martedì 8 dicembre 2015
L'ETEROGENESI DEI FINI DI CHI NON VUOLE LA GPA
L'appello di Libere contro la GPA (Gestazione per altri) non è l'appello del femminismo italiano. Per favore non si cada nell'errore di considerarlo tale. E leggendolo nella sua scarna integralità ( http://www.cheliberta.it/2015/12/04/appello-che-liberta/ ) se ne capirà il perchè.
Non mi riferisco alle tante prese di distanza (anche tra i firmatari e le firmatarie) che in queste ore si moltiplicano, ma dalla sua sostanza. E tra i tanti argomenti possibili (obiettivi, tempi, contraddizioni interne, assenze) ne scelgo due che mi paiono illuminanti.
Innanzitutto l'excusazio non petita di quella frase "Siamo favorevoli al pieno riconoscimento dei diritti civili per lesbiche e gay": suona come quando un Alfano qualsiasi afferma "mica sono contro i diritti dei gay, ne ho molti fra i miei amici ...". Ora, a parte i toni (fastidiosi assai) qualche confusione c'è nel documento: diritti civili? E le adozioni per single e persone lgbti rientrano tra questi diritti? Pensate davvero che un tale documento possa favorire l'approvazione del ddl Cirinnà togliendo di mezzo il più grosso ostacolo a che i vari Fioroni, Lepri e compagnia possano votarlo? Excusatio non petita accusatio manifesta, appunto ....
Il secondo argomento è contenuto nella frase finale "il desiderio di figli non può diventare un diritto da affermare a ogni costo". Non a caso al primo collegato, e non a caso stra utilizzato (forse le firmatarie non lo ricordano) da Ferrara e da Roccella all'epoca di quella sciagurata Legge 40, si proprio quella fatta a pezzi dalla corte costituzionale. Nessuno mai ha sostenuto che il desiderio di avere figli sia un diritto. Mai e nessuno. E' una balla inventata di sana pianta per sostenere che avere figli è un capriccio. Qui stiamo parlando dei diritti di bambini e bambine che esistono, ed i diritti dei bambini sono, questi si, reali. Lo dice il diritto e lo dice il buon senso. Dove stanno i diritti dei bambini e delle bambine che crescono (bene ma senza diritti) in coppie dello stesso sesso? Quali soluzioni offrite che non siano le offensive affermazioni di Lepri & C.? Forse un pò di coerenza ci vorrebbe perchè quella farlocca affermazione manda all'aria decenni di cultura a favore delle adozioni (e parlo delle adozioni di coppie eterosessuali) come se fare figli fosse appannaggio di coppie eterosessuali "per natura". Con tutto quello che questo concetto significa.
Ma la cosa più grave è cosa questo documento ha prodotto: l'esatto contrario di quello che si proponeva. Stiamo tutti discutendo di GPA inducendo che il ddl Cirinnà ne parli. E non si parla del ddl Cirinà, appunto, di matrimonio e uniovi civili, insomma della sostanza del dibattito oggi all'ordine dek giorno. Dimenticandosi decenni di riflessioni e pensiero sull'autodeterminazione, sulla responsabilità legata alla libertà, sulla forza della legalizzazione contro i soprusi e le violenze prodotte dall'illegalità. Tutte cose sulle quali il femminismo (l'altro) ha detto cose importanti che dovrebbero essere patrimonio di tutti e tutte.
Invece ci si concentra, oggi, sul No alle GPA: un falso da tempo sbandierato da tutti coloro che sono contrari a questo disegno di legge. E che lo rimarranno. Una vera eterogenesi dei fini. Complimenti, davvero.
Enzo Cucco
http://gayindependent.blogspot.it/
8 dicembre 2015
sabato 11 luglio 2015
LA CEI DICE OK ALLE UNIONI CIVILI? A DENTI STRETTISSIMI E TENTANDO DI STRAVOLGERLE (AGGIUNGO IO). ATTENTI SEMBRA UNA BUONA NOTIZIA .....
Il retroscena raccontano da Fabio Martini su La Stampa di sabato 11 luglio 2015 ( e solo su di essa mi pare …… ) è importante per capire cosa stia realmente accadendo in parlamento sulle unioni civili.
Lo avevamo detto e pronosticato tanto tempo fa, e finalmente viene alla luce: la chiesa ha impedito in tutti i modi e con tutte le forze qualsiasi legge di riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso. Ora che l’aria è davvero cambiata applicano il principio del male minore e stanno cercando di depotenziare al massimo il testo all’esame del Senato perchè passi un istituto che non somigli neanche lontanamente al matrimonio, tenendo lontanissima la possibilità di adottare.
Lo disse Ruini tanti anni fa e siamo ancora qui a discuterne. In termini nuovi ma la sostanza è la stessa. E in larga parte ci sono già riusciti visto che il testo oggi in discussione al Senato (a proposito: quando verrà discusso dall’aula visto che siamo ancora alla discussione in commissione) è già largamente deficitario ed ha ceduto su parti importanti della sia pur incompleta impostazione originaria.
E non c’è nulla di nuovo in questa strategia, se non la forma: la applicarono papale papale quando si discuteva di divorzio, aborto, scuole e ora di religione, tasse sui beni eclesiastici e via enumerando.
E chi sta svolgendo il “lavoro sporco”? Non le macchiette buone a riempire le cronache dei nostri quotidiani, alla Giovanardi, Roccella, Meloni, e tutta NCD cantando. Il lavoro sporco lo sta compiendo l’ala cattolico-fondamentalista del PD, e si chiamano Fioroni, Lepri, Bobba, Patriarca….. NCD si è chiamata fuori e cerca di capitalizzare il NO assoluto, certo una minoranza nel Paese ma una minoranza molto allettante per il loro modesto peso elettorale: NCD infatti viaggia intorno al 2,5 / 3% mentre la somma di coloro che sono contrari anche alle unioni civili si aggira di sicuro sopra il 30%. Un buon pascolo dove cercare adepti no?
FI non è in grado di intendere e di volere e farà quello che Ruini e Bagnasco gli dirà di fare. Mentre, ripeto, chi sta minando la discussione ed il risultato ottenibile sono deputati e senatori interni al PD. E su di loro che si devono concentrare i nostri sforzi (non so come ma quella è la strada) ed è da loro che ci dobbiamo attendere gli ultimi colpi di coda in commissione e in aula, perchè non molleranno di sicuro. Il problema è quindi interno al PD, altro che sciopero della fame contro l’ostruzionismo di NCD.
Rimane l’incognita M5S loro ripetono che voteranno la proposta che arriva in aula se il movimento lgbti darà il suo ok. E cercare di intervenire prima per evitare che facciano a pezzi la legge? E se poi noi diciamo che non va bene e loro votano no chi glielo racconta al PD che il loro gioco non ha funzionato?
Enzo Cucco
lunedì 29 giugno 2015
LE COSE CAMBIANO DAVVERO
Non so se ve ne siete accorti ma oggi La Stampa (lunedì 29 giugno 2015, cronaca di Torino, p. 49) riporta una dichiarazione di Sergio Chiamparino che, nel suo piccolo, ha dello storico. Il presidente della Regione Piemonte dichiara che: " è necessario che il Parlamento superi ogni indugio e legiferi per riconoscere l'istituto giuridico del matrimonio anche per persone dello stesso sesso". E poi "Soluzioni intermedie possono essere utili ma non sufficienti a collocare il nostro Paese nel gruppo di coloro che accompagnano, e non subiscono, la vera e propria rivoluzione civile che è sotto i nostri occhi e che interroga la coscienza di ciascuno di noi".Beh, son soddisfazioni! Chi a Torino ha seguito il percorso del Presidente sa che questo passaggio era possibile, ma niente affatto scontato. Ricordo benissimo le posizioni caute, al limite della timidezza istituzionale che accompagnarono la sua posizione quando, lui Sindaco, si svolse il grande Pride nazionale del 2006. E la tanta acqua passata sotto i ponti, dal matrimonio simbolico di Deborah e Antonella attraverso Barak Obama, gli USA e la Francia, per chiudere con la splendida vittoria del referendum irlansede e la storica sentenza della Corte suprema degli USA.Le dichiarzioni di Chiamparino sono tanto più importanti perchè sono in bocca ad un poltiico abile e molto sensibile. Il primo che nel PD costruì e governò con una coalizione che si appoggiava ai Moderati (che in fatto di diritti ....). Un renziano ante litteram, di sicuro lontano dalla sinistra di quel partito e portavoce dell'anima liberal (nel senso USA del termine) del PD.Son soddisfazioni, certo, per chi ha creduto nella crescita culturale della classe politica italiana, e le dichiarazioni di Chiamparino ne sono un esempio. Ma sono un buon viatico per la discussione in Parlamento della proposta di legge Cirinnà. E sono una indicazione chiara di merito rispetto all'impegno di tutti e tutte noi: puntare sui tanti Chiamparino che anche nel PD ci sono è la carta vincente. Non so se per portare a casa il matrimonio egualitario, di sicuro per evitare che il testio della Cirinnà ulteriormente stravolto.Grazie Sergio Chiamparino, e benarrivato!
Enzo Cucco
http://gayindependent.blogspot.it/
29 giugno 2015
PS:brave e bravi ai compagni ed amici del Coordinamento Torino Pride lgbt. Non solo per il grande successo anche di quest'anno, ma per la costanza con la quale il dialogo è stato coltivato in questi anni. Sono orgoglioso di essere parte di questa storia!
venerdì 24 ottobre 2014
CONTRO LA DISSIMULAZIONE
Non so se Renzi (e i renziani) conoscano il volumetto "Della dissimulazione onesta" di Torquato Accetto, e se ne stiano applicando i principi alla politica di questi mesi. La strategia renziana, in realtà, sembra tanto una macedonia di machiavellismo da wikipedia, gustoso senso comune, grande abilità comunicativa e un continuo tatticismo che costringe il suo leader ai soliti zig zag (forse poco percepibili a chi non fa politica) per raggiungere obiettivi per il momento al di sotto delle aspettative. Il tono usato nel discorso pubblico è quello di chi se ne infischia delle critiche, pronto invece a trattare la sostanza delle riforme che vuole far passare (questo è il suo grande merito in realtà, la determinazione e la caparbietà con cui persegue i suoi obiettivi) con l'unico vero potere che oggi lo può condizionare. Che è il voto parlamentare. Giocando con abilità e coraggio su tutti i tavoli possibili, ma di fatto, almeno fino ad oggi, governado con FI.
Lo sapevamo dalla sua elezione che così sarebbe andata: di volta in volta tentare un forno diverso in cui cuocere il pane ed anche un pò di companatico. Ma se da una parte la sirena sedutrice di Berlusconi non vedeva l'ora che questo si avverasse (e si sta puntualmente avverando) dall'altra Polifemo 5 Stelle con un occhio solo e pure accecato, preferisce sottrarsi alla mediazione e aspettare, invano, che il cadavere passi lungo il fiume.
Esco dal gioco dei riferimenti e cerco di spiegarmi facendo l'esempio di quanto sta accadendo sul tema del riconoscimento dei diritti e dei doveri delle coppie formate da persone dello stesso sesso (mi ostino a usare la definizione più lunga ma anche più corrretta delle sbrodolature su unioni civili che si leggono sulla stampa) dicendo subito che in questo caso (come in molti altri) il gioco della dissimulazione mostra tutti i suoi limiti.
Il tema è chiarissimo ormai a tutti coloro che vogliono comprendere cosa stia accadendo: se da una parte l'ostacolo a qualsiasi cosa (ripeto a qualsiasi cosa, se non le sciocchezze sui diritti individuali di ruiniana memoria e rutelliana cronaca) si sta riducendo ai confini della parte più confessionale della politica italiana, dall'altra la mossa renziana di ingelosire (e impensierire) Ncd con i contatti con Berlusconi sta producendo i risultati che abbiamo sotto gli occhi: annunci di grandi riforme. Ma solo annunci.
Se proprio non vogliamo fare il processo alle dichiarazioni e andiamo alla sostanza dissimulativa appare chiaro il rischio altissimo che stiamo correndo. Non è difficile interpretare le parole dei due leader, che non perdono occasione per definirsi distinti e distanti ma, di fatto, si accordano su tutto. O perlomeno fanno intendere che sia così. E questo produce (sempre) uno slittamento dell'obiettivo da quello virtuale (riconoscimento delle unioni) a quello reale (nuova legge elettorale). Non nego che qualcuno da qualche parte si stia accordando su cosa realmente si intenda per unione cvile alla tedesca, ed ora più che mai dobbiamo attendere il testo scritto annunciato dal Governo senza farci imbambolare dai twitter. Scalfarotto da una parte ( che dissimulando dissimulando è diventato il rappresentante del Governo italiano sulle tematiche lgbti ormai quasi ufficialmente, manca solo il decreto di delega) e la Carfagna dall'altra di cosa avranno mai parlato nel loro incontro (sempre che ci sia stato ....)?. Ovviamente noi sappiamo tutto di cosa è accaduto e di cosa si è parlato nella cena ad Arcore ..........
Ma il problema sta tutto qua: entrambi i leader sono molto più interessati alla strategia politica piuttosto che all'obiettivo. Almeno sul tema delle unioni civili. E lo stesso tema è diventato merce di scambio nel balletto di cortesie e dispetti di PD, NCD e FI, dove l'obietivo vero è la sopravvivenza politica, sia di questo parlamento che dei singoli partiti. E non spenderanno nemmeno un minuto (Renzi compreso) a ritardare il sacrificio di una qualche buona legge in cambio di un qualche interesse particolare. La dissimulazione, in altre parole, non è lo strumento per raggiungere obietivi difficili, ma quello per imporre la propria leadership su uno schieramento o un altro.
Non mi stupisce che sia così. Ma mi preoccupa molto perchè potrebbe sortirne una legge più che orribile, inutile.
Ecco perchè continuo a pensare testardamente che di cose concrete dobbiamo parlare: il testo del disegno di legge del Governo dove sta? Perchè non lo tirano fuori anche se si discuterà ala fine delle riforme? Tempi certi per la sua approvazione? Differenze con il testo Cirinnà? E non inseguire le quotidiane e narcisistiche dichiarazioni , da una parte all'altra.
Enzo Cucco
24 ottobre 2014
PS: Non mi stupisce, anzi sono lieto che le posizioni di Berlusconi stiano cambiando, ma certo un pò di preoccupazione ce l'ho di fronte a tanta sicumera nell'affermare addirittura che FI è sempre stata per le unioni civili e lo ius soli: è stato presidente del Consiglio per anni, a capo di una maggioranza che quando voleva essere tetragona lo è stata. Perchè non ci ha pensato prima?
martedì 16 settembre 2014
DICIAMOCI LA VERITA'
E' necessario spendere qualche parola sulle notizie che dilagano sui media in merito alla trascrizione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all'estero. Mi riferisco alle iniziative assunte dal Comune di Bologna perchè sono le più documentate e commentate in questo periodo. Intanto per non ingenerare false aspettative tra le tante coppie sposate. In secondo luogo per non copiare quel fastidiosissimo (ed in alcuni casi colpevole) metodo tipico del fronte del NO (fondamentalisti vari) che sulle false informazioni costruiscono vere e proprie campagne. La menzogna della libertà di espressione o quella della lobby vincente son lì a dimostrarlo. Se vinceremo sul matrimonio egualitario bisogna farlo in verità.
Ovviamente non mi riferisco ai comunicati del Sindaco di Bologna e delle coppie interessate che hanno mantenuto abbastanza il senso dell'iniziativa, ma soprattotto ai media nazionali che senza andare fino in fondo (poche eccezioni ....) hanno fatto passare questo atto come una vera e propria trascrizione.
Non è così, e lo dice lo stesso Sindaco nelle sue Disposizioni molto chiaramente ( http://www.comune.bologna.it/sites/default/files/documenti/Disposizioni%20del%20Sindaco%20su%20trascrizione%20matrimoni%20omosessuali.pdf ): in quarta pagina, prima del dispositivo, si dice esplicitamente " Precisato che la trascrizione negli archivi informatici dello stato civile non ha effetto costitutivo di diritti e obblighi giuridici soggettivi, limitandosi ad avere, invece, efficacia meramente dichiarativa, idonea a rendere pubblica l'esistenza di un atto già di per se valido, secondo la legge dello Stato in cui è stato posto in essere ....".
Questo significa che dalla trascrizione non scaturirà alcun diritto o dovere equiparabile a quello che capita con la trascrizione dei matrimoni tra persone di sesso opposto. Per il semplice motivo che in Italia non esiste alcun status giuridico equivalente, ne matrimonio ne unione civile. Io non so se il Comune ha approvato un atto che riconosca a questi matrimoni la natura di famiglia ed applicchi anche a queste i diritti e i doveri che prevede come Comune nell'ambito delle sue competenze. Perchè è tutto quello che può fare di concreto.
In più il Comune di Bologna può, così come tutti gli altri Comuni d'Italia, costituire tutti gli elenchi ed i registri che ritiene (che è il motivo fondamentale per cui i Registri delle Unioni sono stati ritenuti legittimi) ma la ricaduta del riconoscimento di questi atti è competenza eclusiva dello Stato, perchè così funziona in Italia lo stato civile. Ridicolo quindi che il Prefetto di Bologna si opponga a questo gesto, che rientra tra le iniziative ad altissimo valore politico, ma non viola alcunchè.
Chiarito quindi che il valore giuridico di queste cosidette trascrizioni è paragonabile a quello della Istituzione del Registro, rimane la questione politica, che invece è notevole.
E' la prima volta che i Sindaci di grandi cità si muovono su questo tema. Parlo di Napoli, Bologna e di alcuni altri Comuni medi e grandi. E purtroppo spiccano il silenzio delle azioni, non quello delle dichiarazioni, di Milano, Roma, Palermo, Bari e soprattutto Torino il cui Sindaco, come sapete è anche Presidente dell'ANCI ed il Comune svolge le funzioni di segretariato della Rete READY.
Forse ricorderete l'importanza che la campagna lanciata negli USA proprio dai Sindaci delle grandi città sul matrimonio egualitario ha avuto per l'avanzamento di questa battaglia in quel paese ( http://www.freedomtomarry.org/pages/mayors-for-the-freedom-to-marry ) e la mia associazione si è ispirata proprio a questa iniziativa proponendo ad alcuni Sindaci il lancio di un manifesto appello in favore del matrimonio egualitario. Ma a parte De Magistris nessuno ha colto l'iniziativa.
Ora sembra che le cose si muovano un poco. Ed è la vera notizia positiva, perchè è una ottima notizia che Sindaci di grandi città italiane prendano posizione esplicita su questo tema. A condizioe che ci sia una maggiore chiarezza su quale è l'obiettivo di queste iniziative dimostrative, cioè il matrimonio egualitario, senza le ambiguità su generici richiami ad una legge parlamentare che si preannuncia tutto tranne che la semplice estensione del matrimonio.
Niente più ambiguità, che le parti si esplicitino fino in fondo. E la valutazione verrà data (da chi vota così come da chi fa parte di quei partiti) più chiaramente su cosa esattamente stiamo discutendo.
Enzo Cucco
Associzione radicale Certi Diritti
16 settembre 2014
lunedì 11 agosto 2014
FRITTATE VELENOSE
La riforma della costituzione appena votata al Senato può essere criticata per molti motivi, ma ce ne è uno che mi sta a cuore, e dovrebbe esserlo per tutti e tutte coloro che attendono da anni quelle riforme nel campo del diritto di famiglia di cui il Paese ha bisogno. Parlo di quella vera e propria frittata velenosa servitaci con un emendamento della Lega Nord ( primo firmatario Candiani, sottoscritto da Casson e votato dalla maggioranza dei senatori, con l'apporto del voto di alcuni PD, SEL e M5S). L'emendamento, cioè, che definisce per il nuovo Senato anche la competenza sui cosiddetti temi etici è davvero velenoso. Tanto più perchè non è così evidente come una delle solite stupidaggini alla Giovanardi ( obiettivo privilegiato dell'indignazione sui media) ma più sottile e infititamente più pericoloso.
Mi spiego: leggete con attenzione il testo della riforma costituzionale approvato in prima lettura al Senato ( http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLMESS/800851/index.html?stampa=si&part=ddlmess_ddlmess1-articolato_articolato1&spart=si&parse=si ). Come potete vedere grazie a quell'emendamento l'articolo 55 della costituzione restringe le aree di competenza del nuovo Senato, facendo salve, tra le altre, quelle relative all'articolo 29 (matrimonio) ed all'articolo 32, secondo comma (obbligatorietà dei trattamenti sanitari) della costituzione.
Alcune riflessioni per non abbandonarci alle solite contumelie a vanvera:
La prima, più evidente, è che si tratta di un emendamento mirato, non alle "questioni etiche" in generale, ma a quelle che più stanno a cuore l'ìntegralismo cattolico odierno, ovvero matrimonio egualitario e fine vita. Niente di più falso quindi sostenere che si tratti di un emendamento di salvaguardia, ma un estemporaneo tentativo di zeppare i processi di riforma possibili con un intoppo in più, che è l'unica strategia che si legge dietro questo emendamento.
Il richiamo al secondo comma dell'art. 32 è francamente incomprensibile, limitando il diritto di intervento del Senato non a tutto il tema della salute, bensì' solo a quello relativo all'obbligatorietà di certi trattamnenti sanitari (come per esempio il TSO o i trattamenti sanitari per epidemie). Va da se che una definizine dell'ambito specifico di ricaduta di questo principio non è affatto limitata alla sfera della normativa sanitaria, bensì anche di quella ambientale e dell'agricoltura: c'è qualcuno, infatti, che si sognerebbe di escludere la ricaduta sulla salute delle persone di eventuali trattamenti sanitari obbligatori in questi ambiti? E non è evidente anche ai bambini che l'obiettivo è quello di salvaguardare le competenze del Senato proprio a quegli atti che, al fine vita come all'inizio vita, fanno riferimento? Non certo al TSO....
La seconda: ancora più amnbiguo è il richiamo all'articolo 29 della costituzione: anche qui, qualncuno sano di mente, potrebbe escludere con certezza che buona parte del diritto civile (regime fiscale, tributario e patrimoniale) non abbia ricadute sulla famiglia? Non è chiaro forse che l'intento dei presentatori è quello di mettere una zeppa nel processo di interpretazione che l'articolo 29 deve necessariamente prevedere per la riforma del diritto di famiglia stante le attuali, anacronistiche e discutibilissime posizioni della corte costituzionale?
Come vedete il bicameralismo è rientrato dalla finestra dopo essere uscito dalla porta. E tanti auguri per gli anni di interpretazioni e sentenze di legittimità costituzionale.
Non c'è bisogno di ripescare il vecchio adagio che il diavolo si nasconde nei particolari (ed i cattolici hanno ottima esperienza dei diavoli) perchè da sempre la strategia dell'integralismo cattolico (oggi condito alla celtica grazie l'attivismo leghista, ancora più conformista del dovuto grazie al complesso di colpa nei confronti della chiesa catolica sulle proprie posizioni anti-immigrati) ha fatto perno sulla famosa "strategia della zeppa". Riassumibile in poche parole: rendere difficile, irto di difficoltà, tortuoso ogni percorso riformatore, con il solo obiettivo di ritardare e diluire l'effetto delle stesse. Prove: basta guardare a tutta la storia recente dell'Italia per capire come si tratta di una vera e propria strategia, raffinata nella sua semplicità, ed a suo modo efficace. Che passa dalla natura "punitiva" della legge sul divorzio (quanti anni ci vorranno per il divorzio breve?), alle piccole false riforme sui cosiddetti figli naturali. E il doppio cognome? E, cambiando ambito, la mega questione del pagamento delle tasse (tutte) per gli istituti religiosi e le loro opere? E la questione delle scuole paritarie, compresa la scleta delìgl insegnanti? E tutta la melina fatta pe ril posizionamento dell'ora di religione nell'orario delle scuole statali? Ultimo: la vergognosa posizione del Governo, non solo del Ministro NCD alla salute, sulla necessità di un dibattito parlamentare per emanare un Regolamento sulla fecondazione eterologa, dopo le sentenze delle corti, insieme al blocco "cautelativo" di ogni libera e legittima iniziativa.
Tutto sempre con lo stesso obiettivo: traccheggiare, prendere tempo, studiare ulteriori zeppe in nome della libertà di espressione, uno dei diritti fondamentali di gran moda nel mondo della maggioranza cattolica quando esso può tornare utile per agire in modo coercitivo contro una parte della popolazione, maggioranza o minoranza che sia.
Ma, come ripeto da anni, la cosa più incomprensibile per me, è la posizione di chi a sinistra fa finta di non capire. Anzi magari capisce e condivide ma ti guarda con la supponenza di chi la sa più lunga di te e ti risponde: si certo pero....
I primi sono quelli che sono contrari alla riforma costituzionale. Posizione legittima, e visto il risultato della prima votazione, non affatto priva di pezze giusitificative. Ma perchè, di grazia, farsi ancora più male con l'emendamento approvato? Perchè sostenerlo e con esso la strategia del fronte del NO? Non è forse questo un atto di masochismo politico pernicioso a cui la sinistra ci ha abituato da anni ed a cui non riesco ad assuefarmi?
Poi ci sono quelli che ci credono, e rispondono che va bene così perchè un secondo livello di approfondimento è necessario per materie di così grande rilievo etico. Ora, di grazia, ci spiegate perchè sarebbero di grande rilievo etico le due questioni citate e non tante e tante altre? Ed in base a quale ragionamento davvero perverso (nel senso etimologico del termine) voi potete credere che un Senato di 100 persone selezionate con quei criteri che la legge ha individuato (prive cioè sia di competenze specifiche e della legittimazione che arriva dal voto popolare) dovrebbe essere garantista? Non abbiamo forse di fronte agli occhi una storia di bicameralismo che, almeno dagli anni '80 (per quanto ci riguarda dall'approvazione della Legge 164) ha dimostrato che in realtà le uniche due funzioni dello stesso sono nel ritardare anche sine die ogni riforma, od agire affinchè il compromesso sia al massimo ribasso possibile?
La posizione di chi mi guarda paterno e mi fa pat pat sulla spalla dicendomi "stai tranquillo tanto il nuov senato sarà sempre a maggioranza di sinistra visto che è espressione dele autonomi locali" mi indigna ancor di più, se possibile.
Siamo di fronte alla stessa posizione di sempre: quello che davvero interessa è far dispetto alla propria moglie attraverso la ben nota pratica castratoria.
Che cosa succederà adesso?
Abbiamo di fronte due strade, tanto per semplificare: la prima è che la maggioranza PD, FI ed NCD vada avanti col suo compromesso, blocchi ogni ulteriore aggiustamento e tiri dritto per le tre votazioni che rimangono. E non me lo auguro.
La seconda è che abbiano ragione i tanti soloni che sorridendo in questi giorni dicevano sottovoce "tranquilli, tanto alla Camera si aggiusta tutto". E allora spero che qualcuno si ricordi di questo obbrobrio di emendamento, che abbia il coraggio di cancellarlo e sappia smascherare la sceneggiata sulla libertà di espressione e la rilevanza dei temi etici che ad esso sono collegati.
Sta a tutti e tutte noi, alla nostra capacità di iniziativa politica, far si che il detto "La speranza è 'ultima a morire" non sia solo consolatorio. Ma impegno.
Enzo Cucco
presidente Associazione radicale certi diritti
11 agosto 2014
lunedì 14 luglio 2014
LA VIA PER IL MATRIMONIO EGUALITARIO. LA SITUAZIONE IN ITALIA OGGI.
Nell’ultimo mese sono accadute tre cose rilevanti per il futuro del matrimonio egualitario in Italia:
1. La sentenza della corte costituzionale n. 170 ( http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2014&numero=170 )
2. il deposito del disegno di legge unificato in Commissione Giustizia al Senato sulle unioni civili ( http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=17&id=781308 )
3. le dichiarazioni di Berlusconi (un articolo per tutti http://www.ilgiornale.it/news/interni/unioni-civili-lapertura-berlusconi-e-dibattito-nel-1033280.html )
Rilevanti ma non decisive, ovviamente. Ed appare ormai chiaro che, OGGI, l’obiettivo del matrimonio egualitario ottenuto in QUESTO Parlamento stia diventando sempre più remoto. Ed i motivi sono tutti politici, non giuridici. Ma questo non toglie che debba essere riaffermato dalle nostre richieste e rimanere il vero punto di arrivo della nostra strategia. In questo sono quasi del tutto d’accordo con il fronte del NO. E mi spiego tra un poco, dopo qualche riflessione che vorrei condividere con voi.
Le due strategie
Come è ormai chiaro, in Italia si sono sviluppate, spesso senza parlarsi, due differenti strategie per il riconoscimento della parità piena delle famiglie composte da persone dello stesso sesso: una è quella delle cause pilota, l’altra è quella che agendo su advocacy e lobbismo lavora sui partiti che, seduti in Parlamento, devono produrre le leggi necessarie.
La seconda strategia, ad oggi, non ha prodotto nulla, la prima qualcosa si (la sentenza della corte costituzionale n. 138/2010, la sentenza del Tribunale di Reggio Emilia, la sentenza della cassazione n. 4184/2012, per alcuni versi anche l’ordinanza del Tribunale di Grosseto).
Molti pensano che le strade siano separate o addirittura inconciliabili, o che siano condannate entrambe al fallimento: nè partiti né corti accoglieranno mai la piena uguaglianza. Io penso che questo sia un errore, davvero grave, per chi si trova nella situazione italiana che non ha pari tra i paesi europei. Nessuno come l’Italia ha un Vaticano così pervasivo e manipolatore, ma soprattutto nessuno ha una classe dirigente (tutti, giornalisti compresi e non solo politici e magistrati) così supina e facilmente manovrabile come la nostra. Credo che il perseguire entrambe le strade sia necessario, anzi siamo condannati a questo doppio percorso, e provo a spiegarmi offrendo qualche riflessione sulle tre novità citate. Perché l’alternativa è abbandonarsi al pessimismo autodistruttivo (di cui i social media sono uno straordinario moltiplicatore) o all’infantilismo politico tipo: “se vince Tizio (e metteteci pure il nome che volete voi) tutto si risolve”.
Le cause pilota e la sentenza della corte costituzionale 170/2014
Dire che la sentenza 170/2014 non abbia conseguenze sullo sviluppo della strategie delle cause pilota in Italia sarebbe da miopi. Dire che l’intera strategia è fallita, altrettanto. Non discuto di questioni giuridiche nel dettaglio ma è chiaro che siamo di fronte ad una corte che si rifiuta di fare soprattutto due cose: connettere il tema del matrimonio egualitario al principio di uguaglianza e continuare con l’equivoco di interpretare l’art. 29 in senso storico e non evolutivo. Agli occhi dei più questa sentenza è sembrata un grande passo indietro rispetto alla sentenza n. 138 del 2010; io credo invece che la corte sia semplicemente rimasta sugli stessi pregiudizi: anche un bambino sa che i costituenti quando hanno scritto l’articolo 29 avevano in mente un matrimonio tra persone di sesso opposto. Ma la corte si ostina a non fare un altro passo, ovvero stabilire che questa interpretazione storica non sia per nulla ostativa ad una riforma della legge che estenda il matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso. O per lo meno: la 138 lo diceva abbastanza esplicitamente che il Parlamento ha tutte le opzioni possibili. La 170 no, anzi.
La società si è evoluta, la maggioranza dei paesi europei anche, noi siamo bloccati nel limbo giuridico di chi non nega la possibilità teorica che il Parlamento possa legiferare sui matrimoni egualitari ma si nasconde dietro un codice civile superato da decenni. Scaricando tutte le responsabilità sul Parlamento (ed il Parlamento ha sicuramente tutte le responsabilità del caso) mentre non fa mai quel passo in più che dovrebbe. L’avrebbe potuto fare, infatti, proprio nel caso di una coppia dello stesso sesso formata da due donne, una delle quali ha scelto la strada dell’intervento chirurgico, ed invece ha fatto l’esatto contrario, dicendo in modo esplicito che l’unico istituto che il Parlamento può assumere per sanare l’evidente incostituzionalità della legge 164 sia quello del riconoscimento delle unioni civili. Questo infatti è il passo più pericoloso, sul piano politico, della sentenza. Perché escludere che il caso possa essere sanato inserendo nell’ordinamento italiano il matrimonio egualitario? Non ha un obiettivo politico-culturale questo indirizzo, visto che giuridicamente si fonda su poche e superatissime teorie? Non è un caso infatti che il fronte del No abbia gioito di fronte a questa interpretazione costituzionale e rinforzato il muro contro il matrimonio.
Lascerei da parte gli argomenti di chi critica la scelta di andare davanti alla corte su questo caso: io questa scelta la condivido in pieno perché è solo continuando azioni di questo tipo che si sollecitano le corti in una nuova direzione, non il contrario. Certo bisogna essere cauti nel cercare di calcolare le conseguenze delle azioni giudiziarie intraprese, e credo che si debba stare all’erta sulle prossime nomine di giudici costituzionali ed anche sull’applicazione, inasprita, delle norme contro l’abuso del processo (si veda l’art. 41 del DL di riforma della Pubblica Amministrazione). Ma ritengo che la strategie delle cause pilota con la sentenza 170 abbia semplicemente accusato uno stop, non certo il fallimento finale. E’ stato così per molti altri casi del passato, e lo sarà anche su questo tema visto che i Paesi le cui civiltà giuridiche sono comparabili alla nostra sono ormai quasi tutti schierati a favore dle matrimonio egualitario.
Peraltro la strada è obbligatoria perché io tutta questa fiducia nell’azione del Parlamento francamente non ce l’ho, e se si vuole da una parte spingere il legislatore ad intervenire e dall’altra cercare di ottenere per via giudiziaria quello che per via normativa ci è negato, la via delle cause pilota è quella che deve essere perseguita con forza e determinazione, senza farsi scoraggiare da stop temporanei. Si sente, invece, molto forte il bisogno di confrontarsi per fare strategia. E da questo punto di vista la freddezza delle associazioni accompagnata da inutili contrapposizioni tra gli avvocati patrocinanti, non facilita questo lavoro che potrebbe aiutarci, e tanto, nel cercare cause sempre più imprtanti, condurre processi, affrontare le spese necessarie, fare campagna di comunicazione….
Il testo unificato sulle unioni civili e le convivenze
L’altra grande novità, pochissimo commentata, è il parto della Commissione Giustizia in merito a un testo unificato tra i vari presentati per il riconoscimento delle unioni civili. Ovvio che su questo rogetto pesa il suo stesso futuro: sarà votata dalla Commissione con o senza emendamenti? E quali? E come si comporterà l’aula del Senato? E alla Camera? Tutte domande che ci riempiono di preoccupazione, soprattutto alla luce di come è andata alla Camera la discussione sulla proposta di legge contro omo e transfobia, entrata in un modo ed uscita in un altro (e meno male che giace ancora in Senato). Se poi aggiungete anche l’ultima suspense rispetto alla posizione specifica di Renzi, che non ha ancora espresso il suo parere su questo testo (è questo quello che si augura che passi o lascia lavorare le Camere?) voi capirete come i margini per esaminare seriamente il testo siano pochini. Eppure i passi avanti fatti con il testo sono importanti, per l’Italia. Soprattutto questi:
- l’aver preso in considerazione due istituti differenti, che delineano un accenno di riforma del diritto di famiglia complessivo accogliendo forme di unioni (per tutti e tutte) basate su accordi;
- l’aver di fatto equiparato le unioni civili (solo per le persone dello stesso sesso) ai matrimoni, con l’eccezione dell’art. 6 della Legge 184 (adozioni).
Per il resto si possono avanzare critiche anche molto profonde al testo presentato, e l’Associazione radicale certi diritti ha assunto una posizione che pur riconoscendo i passi avanti coglie tutti i limiti potenzialmente segregazionisti di tale legge ( http://www.certidiritti.org/2014/07/13/unioni-cicvili-nel-testo-unificato-presentato-al-senato-un-passo-avanti-ma-verso-il-segregazionismo-giuridico/ )
Per il momento credo sia necessario sottolineare che, sul piano politico, una associazione che si ponga l’obiettivo di far concreti passi avanti nella direzione del riconoscimento di diritti e doveri delle famiglie formate da persone dello stesso sesso non si può chiudere nell’angolo dei NO a prescindere, ma tenere aperti e coltivarli ( se è il caso chiederli ) gli spazi di interlocuzione con Governo e Parlamento su questa proposta, per tentare la strada dell’advocacy al fine di ridurre al minimo i danni che una cattiva legge può produrre. Compresi gli anni di cause che ci aspettano se passa una cosa di questo tipo.
Volete una prova? Guardate alle differenze tra il testo unificato ufficiale approvato nella seduta del 2 luglio e quello presentato nella seduta del 24 giugno sempre in Commissione: le piccole modifiche apportate sono in realtà grandi passi avanti per un testo meno confuso e attaccabile. Segno che spazi di intervento ci sono, fino all’ultimo secondo possibile.
Questo significa che le associazioni fanno bene a incontrarsi (come si è fatto a Roma e spero si faccia di più nel futuro) per discutere e, possibilmente, definire strategie comuni. Magari questa è la volta buona che si trova una quadra per formare alleanze su obiettivi concreti (poi ognuno si faccia il suo Pride e si prenda cura della sua identità). E fanno soprattutto bene a chiedere, privatamente e pubblicamente, confronti sulla proposta con tutti (dico tutti) i partiti seduti in Parlamento. Abbandonando i pregiudizi che tutti noi abbiamo (“con quello non parlo”, oppure “o matrimonio civile o nulla”) per ragionare in termini di obiettivi concreti da raggiungere. Quello che cambia in questi giorni, infatti, non è tanto il nostro obiettivo finale (il matrimonio egualitario), ma la nostra capacità di con-vincere che si tratti di un obiettivo fattibile e utile, l’unico capace di superare le contraddizzioni anche forti che questo tipo di legge porterebbe con se.
Siamo certi che ci saranno prezzi da pagare, e già si profilano all’orizzonte interventi del Governo “a favore della famiglia” (le avete lette bene le ultime dichiarazioni di Alfano?). Ma l’alternativa quale è? Stare alla finestra e aspettare che il Parlamento partorisca, grazie al compromesso peggiore possibile, e onanisticamente accontentarsi delle invettive e dell’ironia che sui social riversiamo. Quindi anche in questo caso l’obiettivo è sempre lo stesso: discutere con tutti, fino all’ultimo secondo, sostenere le nostre tesi e argomentare (produrre fatti non solo teorie) sulla bontà della nostra soluzione e sui pericoli che certe vie mediane possono rappresentare.
La cosidetta novità Berlusconi
Non mi esprimo sulla tessera ad Arcigay per Feltri e la Pascale perché si tratta di questioni interne a quella Associazione, che ha uno Statuto, delle regole quindi, alle quali fare riferimento in questi casi. Ma francamente faccio fatica a considerare le posizioni ribadite da Berlusconi come nuove e interessanti. Quelle della Pascale si, e mi spiego.
Berlusconi ha ripetuto quello che ha detto tante altre volte: sì ai diritti delle coppie gay, no a matrimoni e adozioni. Non c’è alcuna novità in questo se non nell’averlo detto con chiaro intento di spiazzamento della compagine conservatrice cercando di mettere nell’angolo NCD e riaffermare che le vere riforme si fanno tra PD e FI. Giochetti, insomma, dove il centro della questione è tattico, non sostanziale. E che comunque rischia di infrangersi sulle sutupidaggini di un Brunetta qualsiasi.
La Pascale invece ha detto non soltanto cose molto più forti (si al matrimonio) ma sta cercando in modo più incisivo del suo fidanzato di svecchiare l’immagine del principale partito di centro destra su questi temi. Forse si sono accorti di quello che accade nella CDU, tra i Tory e i Repubblicani statunitensi. Forse ci sono anche questioni tattiche interne (di certo la fidanzata non si esprime con tanta pubblicità se il fidanzato non è d’accordo … ). Ma a chi ha a cuore la crescita dei diritti per le persone lgbti in questo paese, deve saper utilizzare le parole ed i gesti della Pascale come un cacciavite, un apri bottiglie, insomma, un aggeggio per sbloccare la nostra destra. Vero ostacolo di ogni cambiamento perché la destra del PD di fronte a una Forza Italia che cambia non avrà tutto il potere che oggi ha. Io, la Pascale, la porterei in giro come una Madonna pellegrina, facendone una icona dei diritti veri, e non delle moine e dei bacetti che in queste occasioni ci cadono addosso come il riso sugli sposi. Perché noi ab biamo tutto l’interesse che anche la destra cambi e dobbiamo smetterla di fare l’esame del sangue a chi cambia idea.
Quello che dobbiamo fare
Lo hanno ben detto i cattolici del fronte del NO: il testo presentato nella Commissione Giustizia del Senato potrebbe essere il primo passo verso il matrimonio egualitario. Io penso che loro abbiano ragione, nel senso che si deve lavorare perché di questo si tratti. E sono anche stufo dei pissi pissi bau bau che arrivano da un sacco di fronti, che ci chiedono di abbassare i toni, di essere più arguti, più attenti a non alimentare la polemica del conservatori. Loro non ne hanno bisogno perché tutto quello che sarà concesso lo vedranno come l’apertura di una crepa nella diga della conservazione. Mentre noi vogliamo che questa diga, nel modo meno cruento e più disciplinato possibile, si spezzi una buona volta.
Ci aspettano mesi durissimi, il cui esito finale non è né certo né facilmente raggiungibile. Quindi ci servono forti argomenti, tante iniziative, trasparenza e buona comunicazione, oltre a tanta unità di obiettivi. Ci servono molte cause pilota, perché quella via è necessaria, e tanta advocacy intelligente e sensibile. Possibilmente insieme a tutti e tutte coloro che hanno a cuore la Riforma del Diritto di famiglia nel nostro Paese.
Enzo Cucco
Presidente Associazione radicale certi diritti
14 luglio 2014 (la presa della Bastiglia….)
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