martedì 5 febbraio 2013

RIDUZIONE DEL DANNO ALLA VATICANA

L'ultima dichiarazione di Mons.Paglia dovrebbe chiarire anche alle famose tre scimiette com orecchie, bocca e occhi tappati, quale sia la vera strategia vaticana in materia di nuovo diritto di famiglia. Ben consapevoli che siamo di fronte ad una evoluzione del diritto non basata sulle fantasie ma sulla realtà che cambia, si cerca disperatamente di correre ai ripari incalzati dalle novità che arrivano da Francia, Gran Bretagna e USA in materia di matrimonio egualitario ed alle conseguenze planetarie che le nuove leggi in quei paesi potrebbero produrre. Senza dimenticare una riflessione all'opinione pubblica, che a percentuali ben superiori al 60%, ormai accetta e riconosce i diritti delle coppie conviventi. La parola d'ordine è sempre stata la stessa: resistere, resistere, resistere, e non concedere nulla su nessun piano, sia pur riconoscendo in punta di diritto (e di carità) che non ci sono motivazioni accettabili per perseguitare le persone omosessuali. Ma per escluderle si. Oggi che le cose stanno cambiando a livello globale ad una velocità che nessuno si poteva immaginare, si concede qualcosa, pare sul piano dei diritti individuali e si continuerà a "far melina" sui diritti connessi alle famiglie, a cominciare dal riconoscimento di quello che la Corte costituzionale, oltre che la società intera, ha dichiarato essere un diritto dovuto. Ovvero il diritto a costruirsi una famiglia e a vedersela riconosciuta dallo Stato. Il Vaticano fa queste considerazioni proprio da un punto di vista globale: fosse solo per l'Italia nulla guasterebbe i sonni di oltretevere. Ma nei paesi a stragrande maggioranza cattolica, e si pensi all'America Latina ed anche all'Irlanda ed all'Austria, non solo da tempo sono state introdotte forme di riconoscimento delle unioni civili, ma la richiesta del matrimonio egualitario è forte e montante, e non per molto riuscirà a resistere nei prossimi anni. Non v'è nessuna novità nelle dichiarazioni di Monsignor Paglia su diritti dei gay, ma solo il tentativo di fare "riduzione del danno". E mi par di scorgere anche un velo di imbarazzo in dichiarazioni che la Chiesa, per storia e cultura, avrebbe dovuto fare decenni fa. E magari ripeterle forte e chiaro nelle sedi ONU e UE dove, al contrario, le alleanze con i peggiori fondamentalismi religiosi e totalitarismi politici hanno prodotto mostruosità come le nuove proposte ugandesi e russe. nessuno però è ancora riuscito a rispondere ad una semplice domanda diritta: diritti si, matrimonio no: e perchè, di grazia? Enzo Cucco 5/2/13

giovedì 17 gennaio 2013

IL TRIO CONTRO L’UGUAGLIANZA

Ora ne abbiamo la certezza: dopo le recenti dichiarazioni di Monti contro il matrimonio egualitario e l’adozione da parte delle coppie dello stesso sesso si è formato un bel terzetto BMB, Berlusconi, Monti e Bersani, divisi su quasi tutto ma d’accordo su questo, senza se e senza ma. Addirittura usando gli stessi termini, che guarda caso (ma è solo un caso, niente paura…) sono gli stessi termini che da circa 10 anni usa il Vaticano. E c’è di più: al di là delle differenti coloriture linguistiche, tutti e tre si dicono d’accordo per riconoscere i diritti dei conviventi, ma in quali forme non è dato sapere. Solo Bersani ha balbettato qualcosa sul modello tedesco, ma è davvero un balbettio. Per il resto mi sembra di aver capito che, a dispetto dei nostri amici ed amiche del PD, il PD stesso stia lavorando ad una civil partnerhip solo per le coppie formate da persone dello stesso sesso, che immaginiamo conterrà tutti i doveri possibili - peraltro già ampiamente attivati per via amministrativa - e pochi diritti. Su quali saranno questi diritti si sta concentrando il massimo di attesa, e di iniziativa, di tutti coloro che si sono arresi all’evidenza di un Vaticano troppo forte per essere sconfitto in campo aperto. E’ chiaro anche a un bambino che la classe politica nazionale su questi temi esprime posizioni sostanzialmente identiche a quelle espresse durante il secondo Governo Prodi. L’unica cosa che cambia è la società italiana che da allora aumenta il proprio consenso sul riconoscimento delle convivenze ormai quasi in forma plebiscitaria e ha da poco raggiunto anche il 50% di assenso sul matrimonio egualitario. Se solo i signori candidati ascoltassero la gente e i sondaggisti, invece che sentire sempre e solo la campana oltre Tevere, magari ci capirebbero qualcosa. E se sono allergici ai sondaggi ed alle campane (cosa che non mi sembra) ci sarebbero sempre le Raccomandazioni del Consiglio d’Europa, le Risoluzioni del Parlamento europeo e le leggi degli altri paesi europei a tracciare l’agenda (il nome gli piace tanto…) dei diritti che ancora mancano nel nostro Paese. Una sbirciata a quei documenti non gli farebbe male. Non credo ci sia molto altro da spremere di più da questa campagna elettorale in materia di diritti delle persone lgbt. Al netto del profluvio delle molte dichiarazioni, roboanti e illusorie, da una parte e dall’altra, per attivare il solito specchietto per allodole che votano. Rimane il ridicolo di un candidato alla presidenza del consiglio (Monti) che si dice esponente di un nuovo centro europeo e che in genere si dimentica dei diritti (all’opposto quindi di quanto accade in tutta Europa, di destra e di sinistra) e quando lo fa è solo per fare il ventriloquo di Rino Fisichella. E la preoccupazione – questa si, davvero grande – di un prossimo Parlamento impegnato a far passare la legge meno irritante possibile per quella minoranza aggressiva, straricca e potente che ha la sua sede legale nello Stato estero denominato Vaticano. Comunque seppiatelo, io non mi arrendo. Se la strategia delle loro signorie è quella di giocare sul disgusto e il disimpegno di chi gli ricorda che stanno giocando con la vita di centinaia di migliaia di persone, e con i diritti umani di tutti e di tutte, si sbagliano di grosso. Io il regalo di non andare a votare non glielo faccio, e nemmeno quello di morire di indignazione e di disimpegno. Sarà difficile, lunga, contorta. E’ molto probabile che subiremo ancora sconfitte e umiliazioni, e non è affatto detto che le stesse arriveranno da quelli che consideriamo avversari. Ma non ne ho alcuna paura, saranno anni intensi e pieni di vittorie, alla faccia della loro real politik. Enzo Cucco Presidente della Associazione Radicale Certi Diritti 17 gennaio 2013

lunedì 10 dicembre 2012

UNA OCCASIONE DA NON PERDERE

Il 12 dicembre prossimo si svolgerà a Roma la prima riunione del Gruppo nazionale di lavoro LGBT, convocato dall’UNAR per la definizione della Strategia nazionale di prevenzione e contrasto delle discriminazioni nei confronti delle persone LGBT. La Strategia dovrà tentare di applicare la Raccomandazione del Consiglio d’Europa CM/Rec(2010)5 adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio proprio su questo tema. Si tratta di una occasione importante, da non perdere né sprecare, per almeno tre motivi: 1. è la prima volta che le istituzioni italiane tentano di affrontare le questioni lgbt in modo sistemico, e non sporadico e frammentario come nel passato (senza parlare dei decenni in cui non se ne sono occupati del tutto); 2. è la prima volta che le istituzioni italiane attivano un rapporto con le associazioni lgbt attraverso un metodo trasparente, aperto a diversi contributi, centrato su un obiettivo e sotto gli occhi di istituzioni europee di fronte alle quali anche il metodo, e non solo i risultati, saranno valutati; 3. è l’occasione giusta per le associazioni lgbt italiane per costruire, se lo vorranno, una strategia comune (ripeto strategia, non obiettivi comuni o comuni programmi di attività) al fine di ottenere il massimo dall’opportunità offerta che, anche un bambino lo capirebbe, se vedrà le associazioni rapportarsi in ordine sparso con le istituzioni, otterrà davvero poco (c’è da giurarlo…) dal lavoro che ci accingiamo a realizzare. Per comprendere appieno le opportunità di cambiamento che questa occasione offre credo che sia utile prendere in esame il significato della Raccomandazione del COE ed i limiti della stessa. Non c’è ombra di dubbio che la Raccomandazione rappresenti la migliore definizione del quadro complessivo dei diritti delle persone lgbt in Europa oggi. La sua importanza non sta nella precisione con cui i temi sono trattati, ma nell’approccio adottato per la sua elaborazione. Finalmente la misura della diseguaglianza e della mancanza di dignità in cui le persone gay lesbiche transessuali e intersessuali vivono in alcuni paesi è commisurata ai diritti fondamentali di cui, come individui uguali di fronte alla legge, dobbiamo poter godere. In altre parole il Consiglio ha dato sostanza allo slogan “i diritti lgbt sono diritti umani” che sintetizza anni di elaborazione del mondo giuridico e associativo internazionale. Tema ancora molto lontano dal dibattito pubblico italiano, dove non si riesce a smuovere la grande stampa e la classe dirigente dall’atteggiamento di paternalistica accondiscendenza nei confronti di diritti reclamati da una minoranza ormai visibile, non come “gentile concessione” di un paese moderno ma del riconoscimento concreto di diritti, appunto. La Raccomandazione, pur non essendo vincolante come una Convenzione, è stata adottata all’unanimità dei membri del Comitato dei Ministri, ed ha generato un progetto per la sua implementazione, finanziato da Finlandia, Germania, Olanda, Norvegia, Svezia, Svizzera e UK, che vede come partner Albania, Italia, Montenegro, Polonia, Serbia e Lettonia. Basterebbe questo elemento per dirci quanto la situazione italiana sia presa in grande considerazione nelle istituzioni europee. Questa situazione di “osservata speciale” dell’Italia è ben nota a chi si occupa di diritti umani non solo in ambito lgbt, ed ha fatto si che ILGA Europe scegliesse anche il nostro tra i paesi nei quali sviluppare un primo monitoraggio della Raccomandazione stessa (questa volta insieme a Bosnia, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Georgia, Ungheria, Lituania, Macedonia, Montenegro, Polonia, Portogallo, Romania, Russia, Serbia, Ucraina). Primo monitoraggio che è stato realizzato dal Centro risorse lgbt con la collaborazione di Agedo, Arcigay, Arcilesbica, Famiglie Arcobaleno, Associazione radicale certi diritti e Coordinamento Silvia Rivera, e che può rappresentare una base importante per definire strategie ed attività concrete. Si tenga inoltre conto che nel 2013 il Consiglio d’Europa attiverà un proprio monitoraggio con l’obiettivo di verificare se c’è bisogno di una nuova Raccomandazione sullo stesso tema. Un’altra caratteristica della Raccomandazione è che basandosi sulla Convenzione europea dei diritti umani e sulla giurisprudenza prodotta in questi anni, esclude dai temi trattati alcune questioni importanti, come per esempio quella del matrimonio egualitario, ma ne include talmente tante altre, ed elenca le misure da adottare in modo così preciso che un Piano per l’attuazione della Raccomandazione in Italia necessiterebbe di risorse economiche, basi giuridiche, impegno istituzionale e volontà politiche che davvero fatichiamo a vedere tutte insieme all’orizzonte nella quantità necessaria.. Quali risorse, e quale volontà politica il Governo può mettere in campo in questo momento per definire una Startegia nazionale credibile? Questa è la domanda principale su cui si gioca il senso della riunione del 12 dicembre ( in realtà dobbiamo contare anche la riunione dello scorso 16 febbraio sempre ad opera di UNAR, preparatoria della successiva) ma anche dell’attività stessa dell’UNAR a cui va riconosciuto il grande merito di credere possibile un tale impegno esponendosi su terreni nei quali non possiede alcuna possibilità di intervento reale se non quella che deriva da una capacità di coinvolgimento e indirizzo difficilissima da trovare e da mettere in pratica tra differenti corpi dello stato. Su questo percorso giace come un macigno la necessità, chiaramente indicata dalla Raccomandazione del Consiglio d’Europa, di interventi normativi che non sono ne pochi ne semplici: di quali strumenti si doterà la Strategia nazionale almeno per tentare di influenzare il prossimo Parlamento su questi temi? Ed infine: sapranno le associazioni sfruttare al meglio l’occasione? Le incognite su quest’ultimo punto sono tante, comprese quelle derivanti dalla tentazione di accreditarsi come destinatari di risorse finanziarie, e non come soggetti responsabili di una strategia e coinvolti in un processo che, speriamo, dovrà essere chiaramente definito dall’inizio. Una bella sfida, quindi, quella che abbiamo di fronte. Per le associazioni e per le istituzioni. E per tutti coloro che credono possibile il cambiamento nel nostro paese, anche per i diritti lgbt. Enzo Cucco Presidente Associazione radicale certi diritti 10 dicembre 2012

domenica 25 novembre 2012

VERSO UNA ROAD MAP ITALIANA PER I DIRITTI DELLE PERSONE E DELLE FAMIGLIE LGBT

Il Parlamento europeo ha licenziato lo scorso 25 ottobre uno studio molto interessante intitolato: “Towards an EU Roadmap for Equality on Grounds of Sexual Orientation and Gender Identity”. Lo studio nasce per iniziativa del Gruppo Liberale al Parlamento europeo - anche grazie ad Ottavio Marzocchi, componente del Direttivo dell’Associazione radicale Certi Diritti – e vi hanno contribuito molte associazioni e istituzioni, tra cui in modo decisivo la FRA ed ILGA Europe. Si tratta di una iniziativa rivolta soprattutto alla Commissione e al Consiglio perché adottino un documento che nel linguaggio e nella prassi comunitaria ha un significato importante. Quello di segnare una strada condivisa per il raggiungimento di obiettivi concreti e misurabili per la piena uguaglianza. E’ già accaduto per altre materie, ed è uno strumento molto usato a livello europeo, che non aveva mai trovato una sua applicazione per le questioni connesse alla realtà delle persone omosessuali e transessuali in Europa. Lo studio del parlamento europeo è poco conosciuto Italia, e lo è anche di meno il “Programme d’actions gouvernemental contre les violences et les discriminations commises à raison de l’orientation sexuelle ou de l’identité de genre”, assunto dal Governo Hollande il 31 ottobre scorso, alla cui stesura ha contribuito in modo determinante la Federazione francese lgbt. Non credo ci voglia molto per spiegare l’importanza di questi documenti, che spingono verso una assunzione di responsabilità trasparente e misurabile rispetto a temi sui quali tutti si sentono in diritto di fare qualsiasi dichiarazione ma pochi, quasi nessuno, trasforma le parole in impegni precisi Credo anche che sia evidente come gli impegni assunti con questi documenti (a livello europeo come a livello governativo) necessitino non solo di un interlocutore preciso (nomi e cognomi) che rappresenti la realtà lgbt, ma anche di regole di trasparenza e verifica continua, dove tutti giochino il ruolo che gli compete. Io credo che in Italia sia giunto il momento di lavorare seriamente a una Road map italiana per i diritti delle persone e delle famiglie lgbt. Da tempo alcuni di noi chiedono che le associazioni trovino il modo di coordinarsi a livello nazionale, per razionalizzare i propri sforzi e renderli efficaci. Il fatto che i tentativi siano stati tutti fallimentari (la Federazione, il Comitato Sì, lo voglio, il Coordinamento nazionale Pride, dimentico qualcos’altro?) non mi sconforta, ed anzi mi spinge a pensare che dobbiamo moltiplicare gli sforzi per fare le cose necessarie per il nostro Paese: unirsi in obiettivi concreti e in una strategia definita, per incalzare le istituzioni su temi importanti per tutti e tutte, non solo per le persone e le famiglie lgbt. Per troppo tempo il movimento lgbt è stato parte del “problema Italia”, e non promotore della sua soluzione. E spiegare tutto con l’invadenza vaticana dice molto, ma non esaurisce affatto l’elenco delle responsabilità che anche noi abbiamo sulla realtà esistente. Da domani le associazioni hanno un paio di appuntamenti da non mancare: la più ravvicinata è quella del 12 dicembre prossimo, giorno in cui l’UNAR ha convocato un tavolo di confronto per un piano nazionale per l’applicazione in Italia della Raccomandazione del Consiglio d’Europa del 2010. L’altro appuntamento è quello con il prossimo Governo, quale che sia. Appuntamento che si prepara anche attraverso le elezioni ed i mesi prossimi di campagna elettorale. Spero che tutte le associazioni comprendano quanto sia importante, oggi, l’unità degli obiettivi e della strategia, non l’unità delle associazioni, a cui non ho mai creduto. E la costruzione di una roadmap è un metodo secondo noi molto importante da saper utilizzare. Ecco perché insieme a Famiglie Arcobaleno la mia associazione ha deciso di invitare ad un primo incontro su questo tema tutte le associazioni lgbt nazionali, i coordinamenti locali e le associazioni italiane aderenti a ILGA. L’appuntamento è per il 30 novembre prossimo, presso la CGIL di Via Buonarroti a Roma. Per cominciare. Enzo Cucco Presidente dell’Associazione radicale Certi Diritti

martedì 6 novembre 2012

Que viva España!

La notizia che l’Alta Corte spagnola ha dichiarato perfettamente costituzionale la legge, approvata dal Governo Zapatero nel 2005, che ha esteso il matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso, è importante quasi quanto l’approvazione della stessa legge. In attesa che i giuristi possano leggere il testo integrale e dirci quanto peserà questa decisione sull’evoluzione degli indirizzi giurisprudenziali europei in materia, ritengo che le conseguenze sul piano politico siano evidentissime, almeno per due ordini di questioni. La prima ha a che fare con la Spagna e con il suo modello politico-istituzionale. Contro i numerosi pessimisti che pronosticavano il peggio, soprattutto a causa del nuovo governo in carica che senz’altro avrebbe modificato gli equilibri in Corte, si dimostra quanto quel Paese mantenga una dimensione laica delle istituzioni che noi italiani non possiamo che invidiare. Non so se la Corte si sia già espressa su altre questioni al centro dell’impegno fondamentalista cattolico - per esempio la nuova legge sull’aborto - ma di certo possiamo affermare che i giudici non hanno avuto timore del cambio di governo. Sarà la decisione definitiva sul futuro del matrimonio tra persone dello stesso sesso o la nuova maggioranza cercherà ancora di intervenire per via legislativa sulla legge? Vedremo cosa accadrà nei prossimi mesi. Di certo questa sentenza renderà molto, molto più difficile ogni tentativo di cancellazione o riduzione dei diritti acquisiti. La seconda ha a che fare con l’Europa. Come è noto Hollande in questi giorni presenterà il suo progetto, Cameron ha pubblicamente dichiarato la sua posizione e la stessa Merkel ha a che fare con un dibattito tedesco sempre più orientato al riconoscimento del matrimonio egualitario. Tutto questo non potrà che avere effetti positivi, sia sulle istituzioni europee (comprese le Corti di Giustizia) sia sui singoli stati rafforzando l’opinione di chi, come me, ritiene che il processo di riforma dei diritti di famiglia dei paesi di cultura occidntale (sono diversi, ciascuno più o men legato alla tradizione giuridica dei singoli paesi europei) sia irreversibilmente orientato al riconoscimento del matrimonio egualitario. La questione, per l’Italia, rimane sempre la stessa: per quanto ancora riuscirà a resistere nel suo ruolo di baluardo della tradizione e del fondamentalismo cattolico? E quale sarà la via d’uscita che il prossimo Parlamento inventerà per non concedere alla modernità di fare il suo corso e farsi che il Paese accolga sul piano giuridico quelle trasformazioni che a livello sociale sono accertate ed accettate? Enzo Cucco Presidente della Associazione radicale Certi Diritti http://gayindependent.blogspot.it/

martedì 30 ottobre 2012

Rosario Crocetta e la prova del nove

Perché la notizia dell’elezione di Rosario Crocetta è importante? Perché è la prova del nove di quello che l’elezione di Nichi Vendola ha rappresentato: non una eccezione, bensì il segno che l’Italia, a dispetto della sua classe dirigente (tutta e non solo quella che ha residenza di là dal Tevere) non si fa impressionare più di tanto di fronte alla visibilità dell’orientamento sessuale dei candidati. E questa è una buona notizia. Una di quelle notizie che ci aiutano a credere che anche il nostro Paese ha un futuro normale, e non quello che appare dalle sgangherate cronache che leggiamo quotidianamente. Ma oltre ad essere un’ottima prova del nove è anche una buona notizia per i siciliani e le siciliane? Lo vedremo nei prossimi mesi, dopo che il gioco delle alleanze prossime venture avranno prodotto governo e scelte politiche concrete. Certo, l’alleanza con un Partito, l’UDC, che in Parlamento per affossare una proposta di legge contro l’omofobia non trovò niente di meglio che costruire una criminale similitudine tra orientamento omosessuale e zoofilia (in seguito portando l’autore di tanta raffinata cultura giuridica nientepopodimeno che al vertice del Consiglio Superiore della Magistratura) non lascia sperare nulla di rivoluzionario. Almeno sui temi dei diritti umani e della loro protezione in un paese come l’Italia che fa ancora una maledetta fatica a considerare i diritti delle persone omosessuali come diritti umani, appunto, e non come capriccioso epifenomeno modernista. Le Regioni, soprattutto quelle a statuto speciale, hanno competenze e mezzi che sono decisivi per uno sviluppo inclusivo e davvero orientato alla lotta contro ogni forma di discriminazione. La scelta di Rosario Crocetta di non fare della propria omosessualità una bandiera della candidatura sgombra il campo da quelle aspettative che non sempre i politici omosessuali e transessuali che hanno ricoperto incarichi elettivi hanno saputo corrispondere. Ora siamo tutti più liberi: lui di interpretare al meglio le richieste di uguaglianza e tutti noi nel valutare le sue scelte per quello che saranno. Al di là della retorica e dei buoni sentimenti. Proprio come in un Paese normale dovrebbe capitare sempre, con tutti. Buon lavoro Presidente Crocetta! Enzo Cucco Presidente Associazione Radicale Certi Diritti http://gayindependent.blogspot.it/

lunedì 16 luglio 2012

Piccole buone notizie

Con l’assemblea nazionale del PD si chiude un breve ciclo evolutivo del dibattito pubblico sul matrimonio civile tra persone dello stesso sesso in Italia. Ciclo partito con la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare “Una volta per tutti” (Zan & C.) e concluso proprio con la formalizzazione in sede assembleare del documento sui diritti del PD che, nella sostanza, ripropone una istituzione simile ai DICO. In realtà tutto nasce dalle dichiarazioni ravvicinate di Hollande e Obama, che seguono quelle di Blair e Cameron, così nettamente a favore del diritto al matrimonio civile – proprio in periodo pre-elettorale – da non lasciar spazio ad alcuna ambiguità. Le buone notizie che questo ciclo porta con se sono due: la prima è che finalmente nei partiti della sinistra ci si confronta (o almeno ci si prova….) per assumere posizioni concrete, a beneficio di chi vuole valutare i fatti e non solo le parole. Questa accelerazione di prese di posizione è, ovviamente, di natura elettorale, ma penso che si tratti di un fenomeno positivo, visto che per una volta il confronto è su scelte di merito e non solo di schieramento. Se poi si pensa al fatto che proprio questi ultimi due mesi, oltre a definire una posizione del PD (bella o brutta che sia) ha sciolto la riserva su cosa pensano sul matrimonio per le persone gay e lesbiche Di Pietro, Vendola e Grillo, direi che siamo di fronte a un risultato apprezzabile, perlomeno in termini di chiarezza del dibattito pubblico. La seconda piccola buona notizia è la nettezza del variegato mondo delle associazioni lgbt italiane nel dire NO ad ogni posizione che sia meno della piena uguaglianza: il riconoscimento delle unioni civili può integrare il diritto familiare ma non sostituire il matrimonio tra persone dello stesso sesso, nemmeno sul piano linguistico. Questa dura e praticamente unanime presa di posizione mi ha stupito molto, perché per anni il cosiddetto movimento si è gingillato su posizioni ambigue, senza mai scegliere (se non a livello personale o di singole associazioni) rincorrendo ipotesi di mediazione che avrebbero dovuto produrre il raggiungimento di obiettivi concreti. O peggio ancora, inserendo il diritto al matrimonio nei propri documenti congressuali, lasciandolo lì riposare in pace. Con i risultati che abbiamo sotto gli occhi. Spero che le tante realtà del movimento siano altrettanto consapevoli del valore di questa scelta, che prima che al contenuto deve saper guardare alla strategia: come ho sempre pensato e ripetuto, chiedere con fermezza l’estensione del matrimonio civile tout court non è solo giusto in sé ma è la migliore garanzia sulla legge che il Parlamento approverà. Solo in questo modo infatti, le forze politiche eserciteranno la loro funzione di mediazione con il Vaticano ed i suoi ventriloqui parlamentari, traendo il massimo, in termini di parità e uguaglianza sostanziale, per le famiglie composte da coppie dello stesso sesso. Quando nel 1980 al Congresso del Fuori! di Torino per la prima volta si parlò di matrimonio tra persone dello stesso sesso l’impatto con uno dei principali tabù della nostra società fu tale che lo stesso Congresso non riuscì ad andar oltre l’approvazione di un documento dove si chiedeva il riconoscimento delle convivenze. Da allora è passata molta acqua sotto i ponti (io stesso ho cambiato idea solo all’inizio degli anni 90) ed i tempi sono senz’altro migliori per affrontare questo tema. Ma non bisogna essere troppo ottimisti, perché: di tatticismo si può morire: ell’attesa dei posizionamenti altrui si possono precostituiscono cordate che hanno obiettivo SOLO elettorali. Ecco perché questa ri.-trovata unità di intenti del movimento deve trovare immediatamente un obiettivo concreto: si arrivi a breve ad una proposta di iniziativa popolare secca per il riconoscimento del matrimonio, soprattutto come occasione per l’allargamento del consenso su questo tema (perché in Parlamento le proposte ci sono già, a partire da quella di Rita Bernardini presentata nel 2008); non siamo mai troppo liberali: se il presupposto storico culturale che tutti condividiamo è che le forme di famiglia si stanno moltiplicando, il legislatore deve trovare la forza di individuare forme di riconoscimento anche per queste altre forme che non presuppongono matrimonio, ad integrazione, non sostituzione, del diritto familiare. Anche su questo esiste una ottima base nel progetto di “Amore civile” già trasformato in proposta di legge. Ed è la migliore risposta liberale, ovvero rispettosa della libertà e dell’autodeterminazione delle persone, contro uno stato che condiziona le nostre vite e le nostre scelte; diffidare dai falsi amici: i peggiori nemici dei diritti e dei doveri delle famiglie composte da coppie dello stesso sesso non sono quelli che li negano. Sono quelli, e sono tanti, che con una smorfia tra il sarcastico e lo snob ripetono infaticabili che i problemi “veri” non sono questi, che siamo dei pazzi col disastro economico che abbiamo di fronte ad occuparci di queste cose di minoranza, ecc. ecc. Sono, ovviamente, gli stessi, che premettono sempre di avere amici gay, e di non avercela coi gay…. In realtà in nome di questo falso realismo sono decenni che le riforme in materia di diritti fondamentali in questo paese sono bloccate, che siamo tra i primi per cause di violazione dei diritti della persona davanti alle corti internazionali e che nemmeno siamo capaci a dire, con la semplice chiarezza dei tanti vituperati politici statunitensi, che i diritti delle persone lgbt sono diritti umani; tutto si tiene: Bruno Defilippis, l’autore del manuale “Certi diritti che le coppie conviventi non sanno di avere” e infaticabile promotore di proposte di riforma del diritto di famiglia, mi ha detto tempo fa che lui era convinto che il muro che tiene su norme antiquate e sbagliate può crollare, da un momento all’altro, aprendo un varco a tutte quelle riforme necessarie in questo campo. Io penso che la battaglia per il diritto al matrimonio civile sia proprio quel colpo, ben assestato, al muro che tiene su uno stato che si sostituisce al diritto degli individui. Un colpo profondo, perché nessuna delle iniziative di riforma del diritto di famiglia oggi necessarie va così in profondità nella critica al primato maschilista nella famiglia e nella società.