martedì 14 marzo 2017

TRASFORMARE IL CASO UNAR DA DISASTRO A OPPORTUNITA'

Leggo che Anddos ha finalmente presentato un esposto alla magistratura per una questione connessa al cosiddetto caso UNAR. Si tratta dell'accesso al data base dell'Associazione che avrebbe dato la possibilità di verificare che lo stesso direttore di UNAR abbia la tessera di Anddos stessa. Da cui il possibile conflitto di interesse, ma ancor più il ludibrio morale, su chi approva gare e bandi e chi si aggiudica i finanziamenti. Leggi vigenti. Non quello che ci aspettavamo (il nome di chi ha denunciato i casi di prostituzione nei locali affiliati Anddos, quello sì sarebbe servito) e speriamo che questo sia solo il primo passo "di verità" su una vicenda che declassare a mero comportamento giornalistico è riduttivo, oltre che sbagliato. Ma io spero nel tempo (e nella riunione di sabato prossimo delle associazioni lgbti italiane a Roma), e nella capacità di andare fino in fondo a una vicenda che continua ad avere troppi lati oscuri. Quello che preme è che si riesca a trasformare il caso da disastro (i calcoli sbagliati di qualche apprendista stregone del movimento lgbt italiano) ad opportunità di rinnovamento e crescita. Per farlo dobbiamo essere trasparenti e severi prima di tutto nei nostri confronti, per districare la matassa di argomenti che si sono prodotti sul caso UNAR. E fare un paio di distinzioni. Mi dispiace se alcune argomenti risulteranno criptici a coloro che non sono addentro alle questioni, ma cercherò di essere più chiaro in altra occasione. 1. Che vi sia un uso strumentale del sessismo in questo caso è sotto gli occhi di tutti. Pruriginosità e morbosità abbondano in certi particolari spiattellati strumentalmente ai quattro venti, ed amplificati da servizi giornalistici sul Corriere della Sera che a confronto i servizi scandalistici che appaiono sui rotocalchi impallidiscono. La cosa che mi ha sconvolto è l'onda montante di moralismo espresso da gay e lesbiche su questo tema. Come se fosse una novità che nei locali si vada "anche" per rimorchiare. Problemi su questo? Allora riguardate la storia del movimento gay di questi anni, in particolare di Arcigay, e fatevi qualche domanda. Su cosa significa liberazione sessuale. Su come si sia costruita una rete di affiliazione dei principali locali italiani, e sul perchè si ruppe questo rapporto e sul come. Lo avete dimenticato? 2. Vi scandalizzate perchè nei locali gay si debba entrare con una tessera associativa? Allora scandalizzatevi sul fatto che in migliaia e migliaia di locali italiani (quelli gay sono una minoranza) si entri "solo" con tessera. E che in centinaia di discoteche si entri ritirando obbligoriamente una tessera di consumo. Tutto questo perchè il regime associativo garantisce a questi locali condizioni economiche di favore. Non quelle di 30 anni fa ( e i controlli finalmente si stanno moltiplicando) ma si tratta, sia pure in forma ridotta, di regime di favore. Abbiate quindi il coraggio di alzare la vostra voce su tutto il sistema associativo italiano, e chiedere che anche questi locali siano esercizi commerciali al pari di altri. Tutti e non solo i locali gay. 3. Vi scandalizza sapere che c'è la prostituzione in questi locali? Per la legge italiana vendere prestazioni sessuali e comprarle non è reato. Lo diventa se si configura come istigazione alla prostituzione. Aggravato da eventuali costrizioni (al consumo ed all'offerta). Quindi la magistratura segua il suo corso e verifichi se e dove si siano verificati questi fatti (ovunque). Ma proprio nessuno che abbia voglia di parlare di regolamentazione della prostituzione tra adulti consenzienti? Che potrebbero crearsi in questo modo una serie di locali dove le prestazioni possono essere comprate a cifra controllata ed in ambiente protetto? Che si rompa il velo di ipocrisia e si dica chiaramente che questo accade (in alcuni locali frequentati dai gay e in alcuni locali frequentati dagli etero)? O le battaglie civili scomode le devono fare sempre e solo gli altri? Magari i radicali? Questo vale per tutte le associazioni che fino ad oggi si sono espresse su questo tema, dai più moralisti e duri contro la prostituzione a coloro che camuffano il proprio pensiero e la propria azione. E la figuraccia di AICS che da associazione laica non trova niente di meglio da fare che cacciare Anddos dai suoi associati la dice lunga sulle ombre moraliste che incombono su questo tema. 4. Con tutto questo l'UNAR, la sua attività e la sua gestione di fondi pubblici, non c'entra nulla. Ma nulla di nulla. Ed è cosa ben più seria e complessa delle vendette personali che, strumentalmente, si sono consumate su questo finto scandalo. La questione dell’UNAR va al di là dei destini di chi lo ha diretto, e non lo dico in loro disonore, bensì a garanzia di tutti e tutte che le Istituzioni non seguano i destini individuali ma siano bene collettivo. Tutta la sia personale soliderietà a Spano e non me ne frega niente sapere se lui sia gay o no, o chi frequenti. E' una questione più generale su come in Italia i diritti e le politiche antidiscriminatorie vengono gestite. Risponde agli allarmi ed alle vere e proprie denunce che l'Associazione radcale Certi diritti ha fatto inascoltata in questi anni. Ha a che fare con le richieste di CILD e persino col manifesto delle persone lgbt renziane ove si chiede una riforma dell’UNAR. Ci vuol poco a capire che così non va? L'UNAR non è utile per rispondere alle richieste che vengono avanzate in sede europea e non è utile ad uno sviluppo serio e non di facciata delle politiche antidiscriminatorie in questo paese. La terzietà dell’istituzione, il suo finanziamento, il suo funzionamento, la distinzione tra il monitoraggio, l’accoglienza e l’assistenza alle vittime e lo sviluppo di politiche antidiscriminatorie son tutte questioni che interessano pochi in Italia, di sicuro non questo Governo reo di aver bloccato l’attività dell’UNAR all’indomani del caso Meloni, dopo la frenata sul cosiddetto gender, le polemiche con il MIUR, ecc. ecc.: da allora infatti l’attività istituzionale per cui l’UNAR è nato è bloccata. Ripeto bloccata. Ed è questione di gran lunga più grave dei blocco dei bandi, con tutto il rispetto. Una istituzione, il Governo ed una maggioranza solo preoccupata di non innervosire le opposizioni che dimostrano, una parola dopo l’altra, la loro natura intrinsecamente razzista e discrimiuantoria: questo è il vero freno tirato all’avanzare della difesa dei diritti umani in Italia. Altro che libertà di pensiero. Questo è il vero disastro di UNAR. Questo lo scandalo che speravamo che Spano a poco a poco risolvesse. Così come abbiamo sperato in Monnanni e in De Giorgi. Questa la pochezza di una politica nazionale sui diritti umani, fatta solo di parole vuote. E nessun fatto concreto, se non progetti parzialmente finanziati ed abortiti subito dopo per mancanza di soldi o di coraggio. Ecco: il punto basso è stato toccato dall’UNAR grazie a questo scandalo (e credetemi non mi riferisco affatto alle pruderie sessuofobe che ha in testa qualcuno). Spero si colga l’occasione per ricostruire, su una idea forte, il futuro della difesa dei diritti in Italia. Enzo Cucco Tosco 14 marzo 2017 Presidente Associazione radicale Certi Diritti PS: nel comunicato stampa congiunto che l’Associazione radicale Certi diritti, Arcigay, Famiglie Arcobaleno e Centro risorse lgbti hanno prodotto dopo la riunione del Comitato Diritti Umani dell’ONU è riportata una dicharazione della rappresentante dell’UNAR presente, che avrebbe dichiarato che lo stesso è “organismo indipendente e svolge i propri compiti in autonomia di giudizio e imparzialità”. Ci vuole una faccia .......

venerdì 20 gennaio 2017

LA STRASPARENZA, VI PREGO, SUL TGLFF

E’ un richiamo (facilotto, non lo nego…) al volume di poesie di Auden che qualche anno fa Adelphi pubblicò, ma che ben calza per l’attuale situazione del TGLFF. Abbiate la compiacenza di leggere il post qui sotto e capirete (spero). Come sapete oggi è apparsa su un autorevole e spesso informato sito dedicato alla cultura torinese, l’anticipazione delle dimissioni di Giovanni Minerba dalla direzione del TGLFF. Il Festival del cinema lgbti più longevo ed apprezzato in Italia e in Europa. Giovanni ha confermato la notizia dicendo semplicemente che le dimissioni gli sono state chieste e lui le ha presentate. Dal Comune o dal Museo del Cinema ad oggi nulla, e non dispero domani arrivino delle notizie maggiori, anche se le solite mezze bocche ci dicono che sapremo qualcosa di certo solo nei primi giorni di febbraio quando chi dovrebbe prendere il suo posto avrà firmato il contratto e le questioni connesse saranno risolte (per esempio il nuovo ruolo di Minerba, i soldi che il Comune darà al Museo del Cinema direttamente per il TGLFF, le date della edizione del 2017, ecc. ecc.). Ora: potete anche pensare che tutti i lettori dei media (carta compresa) siano dei creduloni, ma le domande, diceva quello là, sorgono spontanee: È vero che Giovanni Minerba è stato “indotto” alle dimissioni da direttore? Da chi? Perché? Come? Quale sarà il suo nuovo ruolo, se ci sarà? E tutte le voci che corrono circa un accordo bipartisan per farlo fuori son vere? Chi del PD ha voluto la sua testa? Intendiamoci: il futuro di Giovanni mi interessa perché è un amico, e conobbi lui e Ottavio ben prima che questa avventura cominciasse. E so perfettamente che Giovanni, maggiorenne e vaccinato, sa benissimo che dopo quasi 32 anni di direzione il tempo del cambiamento potesse arrivare, ed è giusto che sia così. Ma a quali condizioni è lecito sapere? Più importante del futuro di Giovanni (lui mi perdonerà, e capirà se lo dico) è il futuro del Festival: ripeto, una delle poche iniziative torinesi che cominciata quasi come un gioco, in un tempo ove il cinema aveva una forza ed una rilevanza anche sulla nostra vita di comunità, è diventato anche un appuntamento di cultura, anche di avanguardia, ove tutti e tutte, senza eccezione alcuna, possono godersi o criticare alcuni degli esperimenti cinematografici più interessanti della realtà contemporanea. Di tutto questo che sarà? Pensate davvero che basti cambiare un direttore (giusto o sbagliato che sia) per dare nuove prospettive e nuove dimensioni ad un Festival che ne ha bisogno, proprio perché di successo? E, domanda delle domande, perché dobbiamo attendere i comodi di chi fa la politica torinese per avere risposte? Il solito gossip (questo maledetto) sta già dicendo di avere pazienza, che tra qualche giorno tutto sarà chiaro, che il Festival sarà rilanciato, ecc. ecc. Uno dei perché Appendino ha vinto (perché ha vinto, ricordatevelo opposizione di destra e di sinistra) è che ha detto basta con le camarille (ve lo ricordate il sistema Torino?) con i non detto, con i sotterfugi, al suono di “TRASPARENZA” su tutto e per ciascuno. Ho detto in tempi non sospetti che al di là degli slogan, questa città ha bisogno si di cambiamento, ma anche di proposte, prospettive, visioni: in una parola di un altro sistema Torino e non solo, demagogicamente parlando, di chiuderli i sistemi e buona notte. Ora, vi chiedo una semplice cosa: applicatela la trasparenza che tanto avete richiamato. Strafottetevene delle “opportunità politiche “ e dell’attesa. E diteci cosa sta succedendo. Non lo dico da esponente di un movimento lgbti torinese che ha voluto, sostenuto, promosso un Festival per tutti e tutte. Lo dico da cittadino che paga le tasse e che ha diritto di sapere cosa c’è dietro alle vostre scelte. Sarò lietissimo di essere smentito nel mio serpeggiante umore pessimista. Non sapete come si sta meglio quando le nubi si diradano e si capisce il senso e la direzione di certe scelte. Fosse anche solo per valutarle e prendere posizione, al di là del solito, maledetto gossip. Enzo Cucco 19 gennaio 2017 www.gayindipendet.blogspot.it