lunedì 13 giugno 2011

BENVENUTI NEL GLOBAL PRIDE!

Ora non ci sono più scuse: dopo il fragoroso successo di massa del Roma Europride 2011 spero sia definitivamente chiaro a tutti che siamo nel mezzo di una nuova era per i Pride di massa (diciamo quelli che sono almeno nazionali e/o realizzati nelle grandi capitali del mondo) nei quali l’equilibrio tra marketing e libertà produce un messaggio, semplificato ed efficacissimo, che raggiunge una massa di persone prima impensabile per il movimento lgbt.
Pensate, infatti, al centinaio di milioni di persone che, in tutto il mondo, sono state almeno toccate dal messaggio di Lady Gaga a Roma per Europride, e vi renderete conto che siamo di fronte ad un momento unico nella storia della comunicazione sui diritti delle persone lgbt. Non è la prima volta, ovviamente, che lo star system ha fatto proprie le richieste del movimento, ma mai come a Roma si è materializzata quella fortunata combinazione di cause per cui quell’evento lì, proprio quello, passerà alla storia per la sua unicità: una vera star globale, non quelle con un glorioso passato alle spalle o consistenti speranze nel futuro, lucidamente consapevole dei propri limiti al punto che lei stessa ci avvisa che la “ festa” non basta, ma al tempo stesso “politica” come nessuna altra star globale sia mai stata, che a Roma, capitale del fondamentalismo cattolico e cristiano, si espone e al tempo stesso riafferma la propria leadership mediatica sui temi della liberta sessuale, non si era mai vista.

Sono convinto che Lady Gaga stia costruendo una personale modalità di esposizione che è un caso di scuola assoluto nella storia delle social celebrities (anche al di là della scelta dei temi lgbt come terreno di sviluppo della propria personalità e del proprio business) ma anche, paradossalmente, che in Italia il più attrezzato per capire fino in fondo il significato di questi eventi sia proprio Berlusconi. Anche se la sua innegabile competenza comunicativa è ormai offuscata dagli interessi personali e dalla volontà di non dispiacere le autorità vaticane.

Questo sviluppo mass-mediatico (nel senso letterale delle parole) dei Pride era già visibile da tempo, e se guardiamo alla nostra storia ci renderemo conto che questo passaggio è attuale anche in Italia, almeno dal World Pride di Roma del 2000. Ed è, a mio avviso, una evoluzione naturale e quasi scontata di un evento che, di per sé, mettendo insieme il tema della visibilità e della libertà, non poteva non incrociarsi con lo sviluppo dello show business e del marketing socialmente responsabile. Stiamo parlando, è bene ricordarlo, di fenomeni di massa, che di per sé sono possibili solo dopo anni di “avanguardia” (politica e comunicativa) sul tema. La comunicazione e il marketing, infatti, vengono solo dopo che il terreno è stato arato e fecondato da anni di iniziative, solitarie e minoritarie. Questi eventi certificano infatti un successo già raggiunto, e lo fortificano: il successo della dignità e dell’uguaglianza delle persone lgbt nella società italiana, che distonicamente riflette il silenzio istituzionale, anzi direi dell’intera classe dirigente del Paese, che fa finta che nulla sia capitato, o riduce tutto alle “solite canzonette”.

La società italiana, quindi, è pienamente europea e occidentale, e questa manifestazione lo ha dimostrato. Stupisce, invece che nessuno si accorga della nostra, solita, anomalia: in tutta Europa l’organizzazione di questi eventi è affidata ad organizzazioni che, di fatto, sono imprese che operano nello show business, o dintorni. Solo da noi politica e affari si sovrappongono al punto tale che i soggetti coincidono. Non lo segnalo a detrimento degli organizzatori dell’Europride, che hanno dato il meglio di se stessi oltre ogni aspettativa, ma è un fatto che solo da noi, affari e politica, sempre maledetti, continuano a viaggiare assieme, nel bene (come per l’Europride) e nel male (e qui lascio a voi individuare l’esempio migliore).

Di fronte a questa realtà le critiche amarognole che circolano abbondanti sulla presenza di Lady Gaga (sul tovagliato chic che si è messa addosso, sullo sfrenato citazionismo del suo design scenico, sull’esile struttura del suo discorso …. ) o lo sguardo preoccupato di chi (ed io per primo son caduto nella trappola) guardandosi con gli occhi di chi sta per dire “ ... non ci son più i Pride di una volta ...” si domanda come è potuto capitare che il messaggio politico del Pride sia diventato appannaggio di una star della musica pop, e le pur fondate rimostranze sulle smagliature organizzative (chi non ne ha per eventi di questa portata?) sono poco o nulla.

Gli organizzatori di questo Europride (a cui va tutta la mia gratitudine) e l’intero movimento lgbt italiano sono perfettamente consapevoli che un tale successo porta con se maggiori responsabilità per il futuro. Perché il passaggio tra piazze piene e uguaglianza vera non è ne scontato ne facile.

Sarà interessante vedere, per esempio, quante persone andranno davanti al Parlamento nel giorno in cui si comincerà la discussione sui pdl anti-omofobia, a partire dalla maratona organizzata dall’Associazione radicale Certi Diritti. O quali altre iniziative di pressione e lobby riusciremo a mettere insieme nei prossimi tempi.

Adesso comincia il vero spettacolo: sul proscenio ci siamo noi.


Enzo Cucco
gayindependent.blogspot.com/


PS: posso per favore chiedere che siano bandite da tutti i Pride italiani le canzoni di quella coda di paglia di Renato Zero?

PPSS: Spero che EPOA trovi il modo per ringraziare sul serio gli organizzatori italiani per la straordinaria risonanza mondiale che la presenza della Lady gli ha regalato.

PPPSSS: peccato che in quella splendida manifestazione la realtà torinese (le associazioni, il Comune e la rete Ready, i locali, l’esperienza unitaria di questi anni) fosse completamente assente ....

2 commenti:

Marco Alessandro Giusta ha detto...

Bellissima analisi, la condivido molto.

Anonimo ha detto...

Ottima analisi. Non dimentichiamo però che non sono solo i gay a non protestare più in massa davanti al parlamento. Neanche gli operai ci vanno più, ci mandano al massimo una cinquantina di rappresentanti sindacali. Temo che questo sia un problema più vasto del nostro tempo e non solo una 'mancanza' dei gay.
Per il resto concordo sul fatto che la società italiana non sia né meglio né peggio di gran parte di molte società europee. Il problema è la politica, ed essenzialmente la politica nazionale. Perché a livello locale le cose si muovono (sempre troppo lentamente, ma insomma...), le amministrazioni comunali collaborano e quando ciò accade - destra o sinistra che sia - il Prida diventa sempre un successo. Lo dimostra Roma, ma negli anni scorsi lo hanno dimostrato anche Genova e Napoli, dove i sindaci non hanno fatto mancare il loto attivo sostegno.